TRAINING NEWS

LA VELOCITA’ E’ REALMENTE L’INDICATORE DI PERFORMANCE IN AZIENDA?

di Olimpia Ponno

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

Le nostre persone non si adattano facilmente al cambiamento” – ci dice un manager d’azienda incontrato pochi giorni fa – “e soprattutto alla velocità di manovra con cui dobbiamo gestire i processi aziendali, le vendite di nuovi prodotti e servizi, l’inserimento di nuove risorse, l’aggiornamento dei contenuti e delle risposte sui social…per noi comunque la velocità rappresenta l’indicatore di performance, come vantaggio competitivo”.

Interessante punto di vista, pensiamo noi… riflettendo sul fatto che, attraverso la formazione in barca a vela, la velocità ha una duplice valenza. Se da una parte la ricerca della perfetta VMG (Velocity Made Good, il rapporto tra la velocità della barca e l’avanzamento in direzione del vento) può fare la differenza per tagliare la linea d’arrivo prima di tutti in una regata, dall’altra un’andatura veloce può apparentemente farci credere di avanzare e di tagliare la linea prima di tutti, portandoci “velocemente” lontano dalla meta e costringendoci a fare più manovre. Ecco che la velocità da punto di forza si trasforma in un punto di debolezza: si va velocemente dalla parte sbagliata, si vanifica lo sforzo delle persone, si sprecano energie, si scuffia! Per avere una corretta VMG è fondamentale che l’equipaggio tenga sotto controllo il contesto interno ed esterno, che sia al posto giusto e che si muova in sincronia, che il peso sia distribuito bene in funzione del vento e delle manovre.

Per tornare all’osservazione del manager, ci chiediamo: aumentare velocemente le vendite – senza tener conto dei tempi e dei ritmi di produzione – porta davvero utili? Inserire velocemente nuove risorse umane aumenta sempre la performance aziendale? Fissare tanti appuntamenti settimanali – senza riuscire a velocizzare i follow up – porta davvero a fidelizzare i clienti?

La velocità può contribuire a generare efficienza, produttività, qualità, competitività solo se c’è ascolto, osservazione, strategia, comunicazione, ritmo abbinato al movimento, chiarezza del linguaggio, condivisione, riconoscimento del ruolo, senso di responsabilità, rispetto delle regole e dei valori, gestione del tempo e del ritmo, gestione dell’incertezza e dello stress, feedback costante, vale a dire quell’insieme di KPI (Indicatori Chiave di Performance) che misurano i risultati individuali e di team in barca così come i processi aziendali, per passare in vantaggio, conquistare il mercato e raggiungere la meta.

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SIAMO MANAGER E/O LEADER?

LA BARCA A VELA CI ALLENA A TROVARE LA RISPOSTA

di Olimpia Ponno

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

Nella nostra esperienza quotidiana all’interno delle diverse realtà aziendali e professionali, ci confrontiamo spesso con manager e professionisti non propriamente consapevoli delle varie sfumature che contraddistinguono un manager da un leader, sottovalutando l’importanza di comprendere, riconoscere, gestire le differenze e gli stili di conduzione a beneficio delle persone-risorse con cui si collabora.

E’ proprio durante l’attività velica, nel corso della rotazione dei ruoli, che emergono attitudini manageriali e/o di leadership, soprattutto quando si  prende in mano il timone! Proviamo a mettere a confronto le due modalità e a “estremizzare”:

Nel corso dei debriefing successivi all’attività velica, le persone approfondiscono le sfumature tra le due modalità. Come ci ricorda Martin Luther King “La vera misura di un uomo non si vede nei suoi momenti di comodità e convenienza, bensì tutte quelle volte in cui affronta le controversie e le sfide”.

Ci sono ottimi manager che sanno essere anche leader, e viceversa; ci sono manager che non vogliono e non possono essere leader per attitudine, mentalità, comportamento, abilità, personalità, stato emotivo, mindset. In entrambi i casi non è il destino a decidere, ma l’esperienza, la volontà, l’allenamento!

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LA “CULTURA DELL’ERRORE”: UN METODO!

COME GESTIRLO E COSA CAMBIA DALLA BARCA A VELA ALL’AZIENDA

di Olimpia Ponno

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

Chissà perché fin da piccoli percepiamo l’errore come una vera e propria sconfitta a scuola, nel gioco, all’università, nella pratica sportiva, al lavoro, con il rischio di incidere sulla nostra autostima e sul modo in cui affrontiamo le situazioni. Eppure nella vita la maggior parte dei grandi successi vengono da episodi di momentaneo fallimento, come testimoniano sportivi, scrittori, artisti, giornalisti, star, imprenditori, studenti, gente comune, compresi i manager e i dipendenti di aziende che salgono a bordo spesso affetti da e dunque da <stress, demotivazione, ansia da prestazione e competizione, forte individualismo>.

Nel distratto e complesso mondo del fare a tutti i costi, rincorrendo la perfezione e il tempo in nome della produttività, del fatturato, degli azionisti e della conservazione del posto di lavoro, attraverso la formazione in barca a vela la cultura dell’errore diventa un metodo con cui alleniamo le persone a livello individuale e in team a sentire, riconoscere, accettare, analizzare, gestire, comunicare, superare, cavalcare l’errore come opportunità, non più come emozione svalutante, ma come emozione abilitante, in grado di rafforzare la personalità e l’identità individuale e di team.

  • In barca a vela, durante una competizione, un match race, una regata, un errore diventa evidente, tangibile, chiaro, non conosce vie di fuga!
  • In barca a vela, soprattutto in una competizione, bisogna essere veloci, trovare immediatamente i tempi di recupero e di coesione, il ritmo giusto per andare avanti, senza fermarsi a dare la colpa o a criticare l’altro, concentrandosi sui punti di forza, sull’obiettivo, per evitare che la barca vada in stallo.
  • Un errore, una distrazione in barca a vela è spesso attribuibile a un gap nella comunicazione e nell’ascolto, sia quando ciascuno è concentrato solo sul proprio compito, sia quando si perde tempo a controllare ciò che fa l’altro, perdendo di vista il significato del ruolo, la responsabilità per l’obiettivo comune.
  • Un errore commesso in barca a vela attraverso i costanti debriefing viene riconosciuto, condiviso, analizzato, decodificato come opportunità, imparando a eliminare sensi di colpa e paura di sbagliare, ma soprattutto abbattendo i silos individuali.

L’errore, solitamente nascosto, temuto, sottovalutato, punito, giustificato, tollerato sul posto di lavoro, in barca a vela diventa uno strumento di crescita e cambiamento, che si ripercuote sulla cultura aziendale, sulle capacità cognitive ed emotive delle persone che ne fanno parte, sullo stato di salute e sicurezza dell’ambiente di lavoro.

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LE REGOLE D’INGAGGIO IN BARCA A VELA E IN AZIENDA

CASE HISTORY: COME CAMBIARE IL MODO DI FARE E GESTIRE IL BUSINESS

di Olimpia Ponno

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

In tutti gli sport, come nella vela, le regole di ingaggio definiscono quando, dove, come, con chi si entra in gioco, le condizioni generali di gara per raggiungere un obiettivo, prevenire errori, penalizzazioni, squalifiche attraverso azioni specifiche e un modello di comportamento  a cui tutti i partecipanti-giocatori devono attenersi.

Nelle attività formative aziendali in barca a vela utilizziamo le regole d’ingaggio a bordo come strumento per stabilire strategie, azioni, comportamenti che le persone possono mettere in pratica al lavoro, per ripensare e determinare le attività quotidiane in funzione dei risultati organizzativi, motivazionali, economici, finanziari che si vogliono ottenere, come è successo di recente con un equipaggio-team di 9 membri, provenienti dall’industria alberghiera-congressuale-ristorativa.

Dopo una giornata di intensa attività esperienziale a largo della costa Toscana a bordo di un Beneteau 50, chiedo al team di riflettere ed elencare le regole con cui si sono dovuti confrontare una volta saliti a bordo:

1.dare del tu per la prima volta al capo-imprenditore; 2. fare il check della barca; 3. mantenere ordine e pulizia; 4. stabilire  i ruoli prima di partire; 5. organizzare la rotazione  dei compiti; 6. prendere confidenza con l’ambiente nuovo in barca; 7. abituarsi a convivere in  uno spazio ristretto; 8. mettere in ordine e gestire la cambusa; 9. comprendere e familiarizzare con il linguaggio tecnico velico totalmente nuovo; 10. controllare le previsioni  meteo; 11. chiudere le porte delle cabine e gli oblò  prima di partire; 12. essere tutti presenti ai briefing e debriefing; 13. verificare il passaggio delle informazioni e delle consegne tra i membri del team; 14. gestire e richiedere sempre il feedback dai compagni; 15. rispettare la diversità dell’altro;

16. gestire i tempi e i ritmi delle manovre; 17. imparare dal proprio e dall’altrui errore; 18. autocontrollarsi di fronte a situazioni fuori dalla loro zona di comfort.

Consapevoli della necessità di stabilire, rispettare, seguire determinate regole per portare a compimento le manovre, il processo, l’itinerario di viaggio, i componenti del team – attraverso un percorso di formazione in azienda – si sono dati l’obiettivo di tradurre quanto vissuto a bordo in azioni pratiche, specifiche, realizzabili, misurabili, a scadenza per migliorare la performance dell’impresa alberghiera con particolare attenzione alla realtà ristorativa, tra cui:  gestire in maniera più ordinata la cucina a vista ed evitare di perdere le staffe per non essere visti e sentiti dai clienti; sperimentare una rotazione di ruoli dalla cucina alla sala ristorante per comprendere meglio il lavoro e le sfide di ciascuno; monitorare le scorte, il processo di stoccaggio per avere a disposizione sempre l’ingrediente giusto con particolare attenzione al fresco (frutta e verdura); controllare il venduto e l’invenduto per comprendere meglio le esigenze dei clienti, evitando e riducendo gli sprechi; trattare i clienti occasionali e business, i turisti, al pari dei clienti VIP e fidelizzati; acquistare una bilancina professionale per pesare e porzionare meglio i cibi.

 A distanza di sei mesi dall’uscita in barca, il team ha potuto misurare il Ritorno sull’Investimento tempo-qualità-costo-beneficio come la % di riduzione di errori di comunicazione tra sala e cucina, una maggiore soddisfazione da parte dei clienti esplicitata nelle mance e nella qualità delle recensioni, una notevole % di abbattimento dei costi di gestione, una % di aumento dei ricavi, una maggiore creatività nella preparazione dei piatti e nell’ingegnerizzazione dei menù, una maggiore fiducia e coesione di team.

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“HUMAN + HEART”

LA BARCA A VELA COME ISPIRATORE DI VALORI, SPECCHIO DI EMOZIONI,

VOLANO DI CRESCITA E TRASFORMAZIONE

di Olimpia Ponno

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

Nell’ambito della 10° edizione del Forum HR – tenutosi il 15 novembre a Milano presso l’Università IULM per comprendere come cambiare il nostro modo di lavorare presente e futuro –  abbiamo organizzato un Open Talk sul connubio “Human + Heart”.

Con la trasformazione digitale, al fine di allenare le persone ad andare incontro al costante, quotidiano, repentino cambiamento, abbiamo scelto di parlare del valore e dell’economia del cuore, perché è il primo dei tre cervelli umani a entrare in funzione dopo il concepimento; è la sede delle cosiddette intuizioni, che spesso sono alla base dei nostri ragionamenti. Inoltre, il cuore genera un campo elettromagnetico intorno al corpo con un’estensione fino a quattro metri, influenzando tutti coloro che ci circondano con le nostre informazioni energetiche, positive o negative, coerenti o incoerenti; questo spiega il successo e l’insuccesso di tanti risultati economici, relazionali, gestionali, organizzativi dentro e fuori il contesto lavorativo.

La velocità del cambiamento è la vera grande sfida del nostro secolo che le persone – imprenditori, professionisti, manager, dipendenti – si trovano a dover gestire. Ne sono consapevoli due testimonial d’eccezione Tatiana Coviello, HR Director and Board Member of the Bank Volksbank – Banca Popolare dell’Alto Adige, e Simonetta Repetto, Head of CIS Learning Programs Italy DHL Group (Gruppo Deutsche Post World Net),  che – attraverso il programma di formazione in barca a vela “Orientamento al team e leadership 4.0” sperimentato con modalità, tempi e format differenti – hanno coinvolto i loro reciproci team a ripensare il lavoro e a prendere decisioni importanti con la forza e la potenza del cuore, per allenare soft skill fondamentali, tra i quali il pensiero critico-creativo-complesso, la capacità di ascolto, la fiducia negli altri, il senso di responsabilità, la pazienza di aspettare il momento giusto,

lo spirito collaborativo e di mutuo soccorso, la flessibilità, l’abilità a operare in contesti culturali e umani diversi.

“Per affrontare e conoscere l’intelligenza artificiale rappresentata dall’umanoide Pepper – ci racconta Tatiana Coviello –  abbiamo deciso di offrire ai nostri manager un percorso formativo di due giorni su cinque barche a vela monotipo J80 sul Lago di Garda per navigare l’incertezza, data dal continuo mutare del meteo, del vento fino a 25 nodi, delle onde, per riconoscere e gestire le loro emozioni, inclusa la paura dell’acqua e della tecnologia. L’attività in barca a vela sprona e aiuta le persone a superarle e a coltivare la cultura del feedback con la domanda <hai capito?>”. “Per velocizzare alcune dinamiche di passaggio da gruppo a team utilizzando la combinazione testa, cuore e pancia – ci racconta Simonetta Repetto – abbiamo scelto di condividere con la divisione marketing l’esperienza formativa intensa  di un giorno e mezzo a Portovenere in Liguria, a bordo di un Oceanis 46, durante il quale dal punto di vista pratico le persone hanno vissuto la rilevanza dell’immediatezza del feedback, in un momento preciso del processo e in velocità, senza saltare  procedure e ruoli  per poter meglio incidere sul risultato”.

Nel corso dei debriefing in aula come in barca emerge chiaramente quanto sia necessario per le persone sentirsi libere di riconoscere e non nascondere l’errore, di esprimere le proprie emozioni, gli stati d’animo, di recuperare e condividere  la propria identità, i valori, gli interessi, le passioni personali e professionali per portare risultati concreti sia strategici sia di business, avvalorando quanto sottolinea l’imprenditore Brunello Cucinelli, quando sostiene che la vera profittabilità è data dall’unione di numeri e anima (per noi il cuore!).

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IN BARCA COME IN AZIENDA C’E’ UN RUOLO GIUSTO PER TUTTI…TROVA IL TUO!

di Olimpia Ponno

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

IN BARCA COME IN AZIENDA C’E’ UN RUOLO GIUSTO PER TUTTI…TROVA IL TUO!

Siamo in un teambuilding velico, con un equipaggio di manager, la maggioranza dei quali si trovano ad affrontare l’esperienza in barca per la prima volta. Ci domandano ?  La risposta è semplice <C’è un ruolo giusto per ciascuno di voi>, purché sia in linea con chi siete come persone con i vostri soft e hard skill, con la vostra personalità, identità personale e professionale, con i vostri bisogni e le nostre caratteristiche fisiche e mentali”.

Nella maggior parte dei nostri eventi velici il 95% dei nostri ospiti non ha mai navigato e spesso è in imbarazzo nel salire a bordo, perché si sente  di fare da zavorra! Ma non sanno che anche il ruolo della zavorra è fondamentale per portare a casa il risultato, perché aiuta a bilanciare la barca e quindi a massimizzare la performance.

In barca come in azienda una priorità nel tracciare una rotta  è puntare a stimolare le persone  a identificare il ruolo che sentono di poter giocare veramente e a essere pronti ad assumere la responsabilità della posizione, misurando le proprie capacità, superando i propri limiti, contribuendo a influenzare la performance del  team-equipaggio in modalità proattiva.

Durante l’attività velica notiamo che spesso le persone si focalizzano sul proprio singolo compito, sulla performance individuale, esattamente come accade al lavoro. Non importa se si ha o meno esperienza, dal timoniere, al tattico, al randista, alla zavorra la vera sfida per ciascuno è mantenere la comunicazione aperta per tutto il tempo,

tenere sotto controllo il contesto, essere focalizzati sulla mansione,dare e ricevere feedback e non prendere iniziative avventate, anche se c’è sempre un nostro skipper professionista che supporta, dirige e dà sicurezza all’equipaggio.

Quali sono le conseguenze se il manager-timoniere chiama la manovra e l’equipaggio non è in posizione o è distratto? Perdono tempo, velocità, sbagliano! Man mano che i partecipanti entrano nel ritmo delle manovre percepiscono la responsabilità e interagiscono con più efficacia.

Quando le persone non sono al posto giusto nell’ambiente di lavoro, ricoprono e recitano il ruolo che l’azienda si aspetta da loro, sviluppando un malumore che può essere estremamente costoso in termini di tempo, energia, risorse, denaro. È vero, l’ambiente e le circostanze incidono sui comportamenti delle persone, ma a fare la differenza per loro è il coraggio di domandarsi se i loro compiti siano in linea con il ruolo, la mansione, perché  consapevoli o meno, ognuno determina il modo in cui si raggiunge l’obiettivo comune, la destinazione.

La barca a vela aiuta a ripensare le posizioni e i ruoli che evolvono costantemente nel tempo. In barca come al lavoro, ciascun membro dell’equipaggio-team deve essere in grado di rispondere alla seguente domanda: “Cosa posso portare al team e all’azienda e cosa il team e l’azienda possono portare a me?”.  Alleniamoci a fermarci e a pensare al ruolo periodicamente, per renderlo adatto a chi siamo!

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E’ TUTTA COLPA DELLO SKIPPER-CAPO?!

di Olimpia Ponno

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

E’ TUTTA COLPA DELLO SKIPPER-CAPO?!Events

Se il capo – che è un essere umano con i suoi pregi e i suoi difetti e non un supereroe – per qualsiasi ragione non dovesse comunicare in modalità chiara e condivisa con i suoi collaboratori, che cosa impedisce loro di chiedere al capo spiegazioni? Di dargli suggerimenti per sintonizzarsi sulla stessa “frequenza” e portare a buon esito un progetto, un processo aziendale, una riunione, un bando di gara?

Cambiamo prospettiva: se lo skipper dal linguaggio troppo tecnico, poco comprensibile, decifrabile, avesse avuto la possibilità di modificare tempestivamente il suo linguaggio in base alle esigenze e alla percezione del richiedente, il team avrebbe potuto cambiare marcia, perché il linguaggio si può modulare in funzione delle persone e delle circostanze e, di conseguenza, possono cambiare anche i risultati!

In barca come in azienda la responsabilità della comunicazione e del linguaggio è di tutti, tanto dello skipper-capo-guida, quanto del team-equipaggio. La chiave è la <mutua proattività e responsabilità>, in una regata come nella vita vince il gioco di squadra e ciascuno fa da specchio e da supporto all’altro per raggiungere l’obiettivo comune.

Siamo tutti sulla stessa barca!

Siamo a una regata di flotta aziendale, sei imbarcazioni dello stesso tipo affidate a sei skipper. Decidiamo a rotazione di far cambiare barca a tutti e sei gli equipaggi, al fine di far sperimentare loro stili di conduzione diversi. A fine giornata, durante il debriefing con tutti gli equipaggi, un partecipante ci solleva un dubbio sulla capacità del primo skipper della mattina di saper comunicare in modo chiaro, perché ha utilizzato un linguaggio a suo dire troppo tecnico e dunque, secondo il suo punto di vista, non comprensibile, convincendosi di essere stato penalizzato e di non aver potuto performare in maniera corretta, impattando negativamente sull’esito della regata.

Ottimo spunto di riflessione direi.  Questa osservazione ci dà l’opportunità di fare luce  sul ruolo e sulle competenze dello skipper, e sopratutto sulle aspettative che i partecipanti hanno nei confronti del capitano della barca e sulle loro stesse responsabilità. Ogni skipper ha il suo stile e si porta dietro la sua esperienza, il suo carattere, la sua personalità, il suo background, come tutti noi. Se lo skipper è responsabile del benessere e della sicurezza del suo equipaggio, è altrettanto vero che l’equipaggio contribuisce a rendere bravo lo skipper e fare la differenza in barca.

Proviamo per un attimo a traslare questa situazione e il gioco delle parti in azienda, nel nostro sistema lavorativo quotidiano. Abbiamo un capo e abbiamo un gruppo-team di collaboratori.

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La nostra agenzia è specializzata nell’organizzazione di attività con regate aziendali in Italia e sul Mediterraneo. Eventi velici aziendali (a bordo di imbarcazioni d’altura, maxi yacht a vela, monotipo nonché a bordo di barche a motore yacht, catamarano, navette, rimorchiatori) quali team building, team working, business matching,  incentive, coaching, formazione, meeting, convention, eventi relazionali in barca a vela, eventi su yacht ed off site aziendali; eventi sportivi quali regate nazionali e internazionali, gestione equipaggi; eventi di consumer marketing quali sponsorship, party, lancio prodotti, networking, intrattenimento, serate di gala  eventi solidali quali  CSR, vela-terapia. Gli eventi velici sono un ottimo modo per formare incentivare, intrattenere e comunicare. Il tuo evento aziendale a bordo è un  esperienza unica pensata per top manager, risorse umane, dipendenti, opinion leader, marketing manager, dealer, distributori, relatori, agenti e area manager. La nostra trentennale esperienza nella nautica e nella comunicazione vi offre una nuova piattaforma di comunicazione, vi garantisce le migliori imbarcazioni, gli yacht club più esclusivi e le location più attraenti per eventi nautici.

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