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SOFT SKILL: LA GESTIONE STRATEGICA DEI TALENTI PASSA ATTRAVERSO LA BARCA A VELA

di Olimpia Ponno
Responsabile Formazione Cristiana Monina Nautical Events

“È possibile organizzare un teambuilding senza essere mai saliti su una barca a vela?” La risposta è “SÌ”!

In barca, se l’hardware è rappresentato da linguaggio tecnico, manovre, procedure di sicurezza, condivisi con gli equipaggi attraverso manuali e briefing, il software è costituito dalle soft skill delle persone, quelle competenze trasversali, attitudini personali e comportamentali, umano-relazionali-sociali-emotive, che fanno la differenza nella performance individuale e professionale.

Ecco perché la formazione attraverso la barca a vela si mette a servizio della Gestione Strategica dei Talenti, per offrire un metodo di misurazione delle soft skill in fase di selezione del personale, inserimento e integrazione dei neoassunti, valutazione delle risorse umane, sviluppo di carriera, cambio generazionalescambio di conoscenze tra i più giovani e i più anziani in azienda.

Prendiamo le 10 soft skill identificate dal World Economic Forum (WEFcome le più richieste dal 2015 al 2030 dalle aziende e traduciamole nell’attività a bordo.


Capacità di risolvere problemi complessi e capacità decisionale: in barca le persone si allenano a essere proattive, assumendo un atteggiamento out-of-the-boxa individuare velocemente soluzioni diverse da quelle più “logiche”, ad assumersi le proprie responsabilità, stimolati da variabili che sono fuori dal loro controllo come il vento e lo stato del mare.

Pensiero critico e creatività: di fronte alla velocità di informazioni che passano in barca, a errori e conflitti che possono nascere dalla convivenza in uno spazio ristretto, le persone si allenano a superare i propri pregiudizi, a confrontarsi con gli altri, ad attivare ben “12 sensi”, a stimolare la creatività individuale e di squadra, ad es quando devono decidere la posizione e la direzione della barca durante la competizione.

Capacità di coordinarsi con gli altri e gestire le persone: una volta saliti a bordo, diventa fondamentale muoversi e pensare in sincronia, assicurandosi che ciascuno abbia capito dove stare e cosa fare, modulando peso, tono, linguaggio in base alle diversità e ai ruoli, motivando e valorizzando ciascuno in funzione del risultato di squadra, infondendo fiducia reciproca e chiedendo costantemente un feedback.

Intelligenza emotiva e flessibilità cognitiva: ogni membro dell’equipaggio si confronta con il flusso delle emozioni che si susseguono nel corso della navigazione e delle manovre, allenandosi a riconoscere e gestire sia quelle positive che quelle negative, superando barriere credute insuperabili. A bordo la persona sperimenta la dimensione corporea-immaginativa-sociale, passando dall’indipendenza alla cooperazione, al senso di responsabilità, rileggendo quello che accade di volta in volta in modo diverso.

Negoziazione e orientamento al servizio: in barca è un costante negoziare con se stessi e con gli altri, di fronte agli scenari che cambiano, quando si esce dalla zona di comfort, quando qualcuno decide per te che si cambia barca o skipper; quando si assume un ruolo diverso; quando il proprio bisogno personale cede il passo alle esigenze del team.

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